Dopo il post “la cinesina morta per made in Italy“,( perdonatemi il cinesina..è solo una provocazione piccola piccola di fronte alla notizia in se…), questo trailer del film “Nigurì” ci aiuta a cambiare per un momento spazio e tempo.
In 36 secondi Antonio Martino, il regista del film, riesce a farci vedere una parte di verità che troppo spesso dimentichiamo.
Uno spaccato di vita vera, presa per strada, senza troppi fronzoli. Certo, ricordare le “valigie di cartone” d’italica memoria è un topic quando si parla d’immigrazione, ma qui non c’è retorica.
Questo è quello che c’è e questo è “Nigurì”, il nuovo film di Antonio Martino che, anche questa volta, ci stupisce con scomode verità.
Vi ricordo che l’anteprima del documentario avverrà giovedì 10 dicembre alle ore 19.30 al cinema dell’Antoniano, via Guinizelli 3 a Bologna.
Ci sarà un piccolo aperitivo per scambiare due parole con l’autore e con alcuni invitati.
A breve pubblicherò la locandina dell’evento e una breve intervista ad Antonio Martino.
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Non è certo la prima volta che sento parlare di valigie di cartone e della condizione di tanti italiani meridionali in Germania. Questo spaccato di vita vera mette luce anche sullo stereotipo del napoletano: questo meriterebbe un lavoro a parte. Chissà, forse Antonio Martino penserà pure a questo.
La comparazione non è fuori luogo, perché chi ha vissuto l’esperienza dei margini è molto solidale con queste persone.
Ho visto un film ma non ricordo il regista né il titolo. La mia cultura cinematografica è scarsa, sono di una bestiale ignoranza. Però ricordo la scena di un film.
Nella Sicilia degli stessi anni di cui parla il rivelatore di questo spaccato di verità, molti hanno abbandonato le proprie case e spesso anche le proprie famiglie per cercare fortuna altrove. La scena che ricordo riguarda gli ultimi preparativi, fuori dalla propria abitazione, di un’intera famiglia che sta per lasciare il paesino natale. Un po’ di persone assistono alla partenza, anche qualche mafioso.
Uno di questi mafiosi, mentre alcuni vicini salutano queste brave persone che cominciano ad allontanarsi dalla loro casa dice, riferendosi all’uomo-marito-papà:
“Vai a dare il culo in Germania!”
Se non fosse stato per la rabbia, la mia voglia di lacrime avrebbe preso il sopravvento.
Queste persone potevano fare paese altrove però, un po’ come fanno/dovrebbero fare “altri” immigrati da noi, a buon diritto, accidenti!
La fame è una brutta cosa! Bisognerebbe capire bene questi flussi migratori di massa che ci hanno toccato da vicino.
Cosa dire però a quelle persone che sono convinte (si sono lasciate convincere) che l’iimmigrato ruba il lavoro all’italiano? Dalle nostre parti, a S. Anna, non possono certo dirlo (chissà…), però dicono che queste persone “prendono trenta euro al giorno” e che “sono più protetti di noi”.
Beh, le parole di quest’uomo mi fanno venire davvero voglia di lacrime. Sono sicuro che Martino sa quello che fa.
[...] Come la Svizzera e la Germania di qualche decennio fa in cui non si affittava agli italiani…quando eravamo noi i migranti. [...]
[...] Quando i migranti eravamo noi Dopo il post “ la cinesina morta per made in Italy “,( perdonatemi il cinesina..è solo una provocazione piccola piccola di fronte alla notizia in se…), questo trailer del film “Nigurì” ci aiuta a cambiare per un momento spazio e tempo. blog: Crossmode | leggi l'articolo [...]