In spagnolo esiste un termine che in italiano non c’è: “verguenza ajena” cioè la vergogna che si prova mettendosi nei panni di un altro.
Ecco, io provo vergogna per la Santanchè e per tutti i tronisti/parlamentari che in questi giorni si stanno sfidando a colpi di crocefisso. Tronisti o parlamentari? Forse questa è la domanda.
Primo ho incrociato Giletti su un canale della Rai che indicava il crocefisso come un simbolo che non può dar fastidio, specialmente per i più piccoli che non ne capiscono il significato, per cui è da tenere: ma che ragionamento è? Come nell’altro post in cui riflettevo sul crocefisso, ripeto: odio quando mi trattano come un deficiente!
Ma poi arriva la Santanchè: incredibile la sua ignoranza nonchè cattiveria.
Sul blog salamelik.blogspot.com ecco una bella visione sul fatto:
” L’altro giorno, Daniela Santadecché, ospite della trasmissione di Barbara D’Urso su Canale 5, ci ha fatto sapere che Maometto era un poligamo e un pedofilo.
E ha continuato per almeno un quarto d’ora, a ripetere quest’ultimo concetto: “per la nostra cultura è un pedofilo. Ha sposato una bambina di 9 anni”.
Ora si potrebbe rispondere alla Santadecché che bisogna innanzittutto contestualizzare il matrimonio di Maometto con la figlia del suo più fidato alleato nella penisola arabica del VII secolo dove un uomo di quarant’anni era già vecchio.
Io preferisco invece invitarla ad approffondire la sua, di cultura, prima di parlare di quelle altrui.
Vada a rivedersi la storia di Maria Antonietta data in sposa, quattordicenne, al delfino di Francia o quella di Eleonora d’Acquitania, data in sposa alla veneranda età di 15 anni“.
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