La discriminazione (positiva) di Orèal e la sua coda di paglia

Applicare la discriminazione positiva può apparire come un comportamento progressista: mi tornano in mente gli Whiteness studies e quel razzismo implicito che trova in Obama la sua sconfitta.

Ma non possiamo credere a tutto ciò che ci viene detto, vero?

E infatti, scopriamo la coda di paglia dell’Orèal.

Torniamo ai fatti, di ormai un anno fa, che ci riporta  fattideuropa.splinder.com e proviamo a fare ordine.

“L’AGRIF (Alliance Générale contre le Racisme et pour le respect de l’Identité Française et chrétienne), un’associazione identitaria francese, aveva citato in giudizio Jean-Paul Agon, il direttore generale della nota industria di cosmetici l’Oréal, per discriminazione razziale.

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Agon aveva infatti ammesso di applicare il concetto di discriminazione positiva, sostenendo che nel suo gruppo un candidato con un nome straniero (ovvero proveniente da un certo background etnico) ha più chances di essere assunto.

Il tribunale di Parigi ha respinto la richiesta dell’AGRIF motivando la sentenza con la “volontà [di Agon] di ristabilire un equilibrio compromesso”, cioè di pareggiare il conto rispetto alle altre eventuali “discriminazioni proibite“.

Il tribunale dunque afferma implicitamente la legittimità solo di alcune discriminazioni: quelle contro gli autoctoni. Le altre sono “proibite”…

Ma non basta: i magistrati, non contenti, hanno condannato l’AGRIF a versare 2.500 euro di danni e interessi al direttore generale per abuso di procedimento giudiziario.

Signore, quando sugli scaffali di un supermercato o nelle vetrine di una boutique notate i prodotti L’Oréal… beh, ricordatevi di questo post”

Non so se cedere all’ottimismo soprattutto perchè, con una piccola ricerca on line, si scopre che Orèal è stata condannata nel 2007 dalla corte d’appello di Parigi assieme al leader mondiale del lavoro interinale Adecco, per aver vincolato le assunzioni aziendali a criteri razziali.

Nel corso di una campagna promozionale dello shampoo Fructis, Garnier aveva specificato ai responsabili delle risorse umane di escludere i candidati di origine araba, africana e asiatica

Da qui.

Ma c’è di più!!

Ricordate la vicenda di Beyonce, schiarita in una pubblicità proprio di Orèal?

Beyonce L Oreal

Notate la differenza?

Infatti www.racewire.org titola un articolo in meritoL’Oréal: White = Beauty.

L’Oreal nega di aver fatto dei fotoritocchi sulla foto di Beyoncé, Beyoncé non dice nulla, ma allora cosa è successo?”
Da qui.
Però la reputazione di Orèal, ne risentirà?
La rete fa la sua parte, basta avere un pò di curiosità, incrociare un pò le fonti a disposizione, e dubitare, ma il mercato?
Il target migrante, così interessante per chi vende cosmetici per capelli, come si comporterà con Orèal?

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