“Da straniero, seppure con qualche legame con l’Italia, penso che l’Italia possa cominciare a rivedere la storia nazionale, ora che anche qui le etnie si stanno mescolando.
Il rischio è quello di fare come la Francia, la cui immagine europea, bianca, cristiana e maschile non è più al passo coi tempi ed esclude, in modo così irreparabile, una tale quantità di persone da suscitare le rivolte delle periferie.

L’Italia rischia, inoltre, di passare di moda, perché non ha mantenuto il passo in alcuni aspetti che si rivelano sempre più importanti, come l’attenzione all’ambiente, le tecnologie e la qualità della formazione. Su quest’ultimo aspetto pesa ancora la questione linguistica. Adottare l’inglese non significa rinunciare alla propria identità, ma dimostrare di utilizzare quello che è diventato il sistema operativo dell’economia mondiale.
Rimane, però, il problema dell’italiano visto all’estero come un amabile clown. Ho ascoltato la testimonianza di diverse donne d’affari italiane disperate dall’attesa di divertimento che sembra pervadere un meeting prima del loro intervento. Da questo punto di vista, il comportamento e le battute di Silvio Berlusconi, quando era premier, non sono stati d’aiuto. Il risultato è un’immagine in declino, unica tra quelle dei paesi europei avanzati, dovuta anche a un brand troppo soft, centrato solo su cultura, moda e altri aspetti simili. Tutto il contrario della Germania, che soffre di un brand troppo hard. Verrebbe quasi da suggerire una fusione”…
Scorrendo la rete ho trovato qui questa intervista ad Anholt, che nei tratti che vi ho appena riportato mi sembra cross.
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L’Italia non è di moda perché alla maggioranza degli Italiani importa pochissimo dell’Italia, a loro basta pensare a sé stessi, ai propri interessi personali, tutto il resto viene in secondo piano, ecco perché si sentono ben rappresentati da Mister B. il loro vero leader.
fortuna che esiste il web….
[...] avevamo parlato di Anholt e delle sue teorie e pratiche del place [...]
[...] Anche questa volta l’Italia se ne va fuori dal tempo: e come diceva Anholt, “l’Italia rischia di passare di moda“. [...]