Affittasi: No immigrati No animali

Finalemente un pò di chiarezza e trasparenza. Anzi, finalmente non siamo più noi italiani ad essere discriminati.

Finalmente anche noi abbiamo i cartelli “Affittasi: No immigrati No animali“.

Come la Svizzera e la Germania di qualche decennio fa in cui non si affittava agli italiani…quando eravamo noi i migranti.

Siamo a Milano e lo dice la Repubblica.

Anche questa è fatta.

Poi, ovvio, parliamone: anche l’illustre professore di Crambridge se ne uscì con “Il razzismo? Comprensibile se hai dei vicini giamaicani”…

Ne riparlai in momenti non sospetti quando  l’Associazione Nazional-Europea degli Amministratori d’Immobi Italiani dichiarava gli “italiani sempre più intolleranti nei confronti della cucina etnica…viste le numerose segnalazioni di liti tra condòmini legate ai forti odori delle spezie utilizzate dagli immigrati“.

Poi arriva il sindaco-onorevole della lega che nel Comune di Oppeano sta elaborando un’ordinanza che potrebbe immettere una quota di immigrati nei condomini (da qui).

E come sempre la politiche proattive, quelle che puntano sulla conoscenza reciproca, che invitano al rispetto reciproco e alla condivisione di regole, dove sono?

O dobbiamo aspettare Fini che dica qualcosa anche sui vicini cinesi che friggono?

Il condom con 210 persone dentro

Contro l'Aids - Oltre 100 cento ragazzi dentro un preservativo gigante per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema della lotta all'Aids: è l'iniziativa promossa dalla onlus Cesvi e dall'Università Iulm di Milano, davanti alla cui sede è stato gonfiato un mega condom trasparente che «ha ospitato» al suo interno un centinaio di studenti. Tutto è nato grazie al tam tam su Facebook e sul socialnetwork dell'associazione, Cesviamo.org, in cui è possibile scommettere con i propri amici di raccogliere una certa somma da destinare ad un progetto umanitario. In questo caso, la scommessa simbolica era riuscire ad entrare almeno in 100 dentro il condom. «I dati ci dicono che il 45% dei nuovi infetti da Hiv sono giovani tra i 15 e 24 anni. Quest'esperienza è un modo con cui vogliamo spingere i ragazzi alla prevenzione, unica via per debellare l'Hiv», riferisce la responsabile della campagna (Fotogramma)

Da milano.corriere.it via FF di Markettara.

Per la serie:” Entra dentro anche tu contro l’AIDS“.

Bravi a cesviamo e IULM per l’idea: ne abbiam bisogno di progetti così!

Quando i migranti eravamo noi

Dopo il post “la cinesina morta per made in Italy“,( perdonatemi il cinesina..è solo una provocazione piccola piccola di fronte alla notizia in se…), questo trailer del film “Nigurì” ci aiuta a cambiare per un momento spazio e tempo.

In 36 secondi Antonio Martino, il regista del film, riesce a farci vedere una parte di verità che troppo spesso dimentichiamo.

Uno spaccato di vita vera, presa per strada, senza troppi fronzoli. Certo, ricordare le “valigie di cartone” d’italica memoria è un topic quando si parla d’immigrazione, ma qui non c’è retorica.

Questo è quello che c’è e questo è “Nigurì”, il nuovo film di Antonio Martino che, anche questa volta, ci stupisce con scomode verità.

Vi ricordo che l’anteprima del documentario avverrà giovedì 10 dicembre alle ore 19.30 al cinema dell’Antoniano, via Guinizelli 3 a Bologna.

Ci sarà un piccolo aperitivo per scambiare due parole con l’autore e con alcuni invitati.

A breve pubblicherò la locandina dell’evento e una breve intervista ad Antonio Martino.

La cinesina morta per made in Italy

Una notizia che parla d’Italia, quella cinese: non è solo una provocazione.

Già ne parlò Report, ormai è risaputo che parte di quello che chiamiamo made in Italy viene prodotto in nero affidandosi a monodopera schiavizzata, in gran parte cinese.

Così è morta una bambina di 11 anni, quasi fossimo in una una novella di Dickens, che di mattina andava a scuola e di pomeriggio lavorava in una tomaia.

Si perchè siamo nelle Marche, il luogo della scarpe per eccellenza.

Lei si chiamava Anni Ye ed è morta per “esalazione da solvente”.

Da La Stampa.

Crocifisso: leghista fa volantinaggio ma litiga e bestemmia

Lo dice l’Ansa:” Con in mano i volantini per difendere il crocifisso, un attivista della Lega Nord Liguria si é fatto scappare una serie di bestemmie stamani a Genova durante una animata discussione con un passante che la pensava diversamente.

E’ accaduto nella centrale Piazza De Ferrari, dove la Lega Nord ha allestito un gazebo per raccogliere firme per mantenere i crocifissi nelle scuole”.

Per la serie “la realtà supera la fantasia“, che di questo passo diventerà una categoria di questo  blog…

Le PMI multietniche sono il futuro ma anche il presente, visti i numeri

Questi alcuni dati sulle PMI dei “nuovi italiani”, potremmo dire…

Sono appena usciti e sono della fine del 2008 (da infocamere) via Nomisma. Vado a punti, così andiamo in ordine, visto che ci sono molti punti di vista da cui osservare:

  • 309.000 titolari di imprese individuali con nazionalità straniera: 77% sono cittadini extracomunitari contro i 23% di cittadini comunitari
  • il 43,4% delle imprese straniere è attiva nel commercio, il 27,4% nelle costruzioni e l’11,9% nelle attività manifatturiere.
  • la distribuzione vede una maggiore concentrazione nelle zone del Centro Nord:  Lombardia con il 18,6% delle imprese straniere totali, seguono Toscana ed Emilia Romagna.
  • Prato detiene il primato di imprese immigrate, con il 30% delle ditte individuali capeggiate da un titolare straniero.
  • le prime 10 aree di provenienza sono Marocco, Cina, Albania, Senegal, Tunisia, Egitto, Bangladesh, Serbia, Nigeria e Pakistan e la Romania.
  • la tendenza (70%) è di assumere personale proveniente dallo stesso paese di origine dell’imprenditore, reclutato mediante canali informali quali amici, parenti e comunità di origine. Solo il 20% è italiano.
  • poche infine le relazioni intraprese con le banche, un quarto delle imprese infatti dichiara di non farlo mai, meno di un quinti lo fa e ha richiesto un prestito. Il 76% degli imprenditori, proveniente in gran parte dalla Cina e dalle zone asiatiche, si autofinanzia o si fa aiutare da amici, parenti o conoscenti. I più aperti e propensi all’”indebitamento”, è più tipico delle comunità imprenditoriali dell’Est Europa.
  • il numero di imprese con titolari stranieri cresce più di quelle a conduzione nostrana: nel 2008, nonostante la crisi, l’andamento è stato positivo, facendo registrare un +6,79% rispetto all’anno precedente. Nel primo semestre del 2009 il tasso di crescita è stato del +2,71%, ovvero un +6.489 imprese tra imprese registrate e cessate.
  • l’imprenditore straniero medio al 70% ha un’età compresa tra i 30 e i 49 anni, il 14% ha meno di 30 anni e il 16% più di 50.
  • cresce la percentuale di imprese capeggiate da imprenditrici, con il 21% del totale delle attività a conduzione straniera, passando da poco meno di 45 mila del 2004 ad oltre 65 mila nel 2008.

Alcune mie conisiderazioni: visto che il numero di imprese con titolari stranieri cresce più di quelle a conduzione nostrana, che l’imprenditore straniero è in media giovane, senza dimenticare l’alta percentuale delle ditte femminili, direi che siamo fortunati ad avere questo patrimonio.

Molto fortunati.

Qui non si parla di futuro…perchè questi numeri sono del 2008!!!

E mi fa molto pensare quell’altissima percentuale di imprenditori dell’estremo oriente che si autofinanzia….che non ricorre al nostro sistema creditizio, che si auto-organizza, a prescindere.

Vietato il vù cumpra: quando i cartelli stradali superano la fantasia

Carlos No - Europe

Carlos No - Europe

Carlos No - Europe

Sono dell’artista portoghese Carlos No e si riferiscono, giocano, denunciano e parlano dell’ “immigrazione”.

Sempre per la serie l’arte e l’immigrazione, ricordo il padiglione spagnolo della Biennale d’arte di Venezia di qualche anno fa: per entrare bisognava essere spagnoli ma una volta entrati non c’era nulla da vedere. L’installazione era un riflessione sull’idea di fortezza Europa…

In questo caso l’arte e la sua “innocenza”  cercano di provocare usando iconografie tipiche dei segnali stradali. Da qui.

Peccato che la realtà supera la fantasia.

Siamo nel paese di Varallo e la notizia è di fine settembre ma, quando ho visto le opere di Carlos No, mi è sembrato ovvio recuperare la news che tanto mi aveva colpito.

‘’Su tutto il territorio comunale – precisa il Comune vercellese – vige il divieto di indossare questi indumenti che, nel caso del burqa, impediscono, o nel caso del niqab rendono difficoltoso, il riconoscimento della persona. Con i cartelli realizzati secondo il modello dei divieti stradali, l’obiettivo dell’Amministrazione e’ di impedire tale usanza delle donne islamiche che contrasta con le nostre tradizioni e le norme vigenti sulla sicurezza. Per rendere chiaro il messaggio, sui cartelli il testo e’ tradotto in lingua araba’’.

Da qui.

Gli Svizzeri, i musulmani e la croce cristiana sulla bandiera italiana

Cosa c’entrano uno con l’altro Svizzeri, musulmani e croce cristiana??

Ricapitolo (da Repubblica):

Gli svizzeri si sono pronunciati a grande maggioranza per il divieto di costruzione di nuovi minareti nel loro Paese.

Il referendum sulla proposta di modifica costituzionale promosso dalla destra nazional-conservatrice ha visto prevalere i sì con il 57,5%. Solo in quattro cantoni su 26 la proposta è stata respinta.

Verrà pertanto modificato l’art.72 della Costituzione, che regola le relazioni tra lo Stato e le confessioni religiose”.

Siam d’accordo che la questione delle moschee tocca sentimenti anche forti, spesso usati in modo propagandistico, ne abbiam già parlato e ne parleremo, ma in questo caso credo si sia andati oltre.

Questo il manifesto che, in modo violento e fuori luogo, paragona le torri dei minareti ai missili…

http://www.rainews24.it/ran24/immagini/2009/11/svizzera_manifesti_no-islam_4.jpg

Poi arriva il meglio, sempre da Repubbblica:

“Ma dall’Italia arriva il plauso della Lega Nord. L’ex ministro Roberto Castelli non usa mezze misure:

Ancora una volta dagli svizzeri ci viene una lezione di civiltà. Occorre un segnale forte per battere l‘ideologia massonica e filoislamica che purtroppo attraversa anche le forze alleate della Lega”.

Ed ecco la proposta:

Credo che la Lega Nord possa e debba nel prossimo disegno di legge di riforma costituzionale chiedere l’inserimento della croce nella bandiera italiana“.

Giuro che nei miei peggiori pensieri, non sarei riuscito ad immaginare nè la propaganda svizzera (minareti=missili) nè l’incubo della croce cristiana sul tricolore.

Se nasci a Bruxelles, ti chiamerai Mohamed

Non ci credete?

Vedete qui.

Per la cronaca ecco le classisfiche dei nomi più registrati nella regione di Bruxelles:

Ragazzi: Mohamed, Adam, Rayan, Ayoub, Gabriel, Alexandre, Anas, Hamza, Nathan e Amine

Ragazze: Sarah, Lina, Aya, Sara, Yasmine, Imane, Rania , Ines , Nour and Inès

Il mondo visto da Berlusconi secondo LeMonde

Continua la saga sull’immagine dell’Italia all’estero collegata alla reputazione di Berlusconi: dopo i comici inglesi e la gag “sono un senatore italiano“, ecco Le Monde con la sua ironia francese, con un pizzico di superiorità:

 

Poi se scendiamo di due posizioni sul nation brand index, non lamentiamoci.