Ironia antirazzista su FriendFeed

Agli immigrati sarà richiesto di imparare la costituzione e la lingua italiana: insomma, i soliti lavori che non vogliamo più fare.

Da qui.

Carrefour e i disservizi nomadi

E’ durato per poco perchè La Carrefour ha rimediato, vedi qui.

Il fatto è incredibile e immagino il responsabile, o i vari responsabili, che nel menù a tendina han proposto e poi han messo la presenza di nomadi tra gli eventuali disservizi da segnalare al servizio clienti.

Si, avete capito bene.

C’è stato qualcuno che si è messo lì a scrivere:”presenza di nomadi”…

Ma ora aspettiamo le scuse: nel frattempo vi invito ad andare in altri supermercati.

Ecco i fatti riportati da Gilioli:

“Nel sito della Carrefour inseriscono la presenza di nomadi tra gli eventuali disservizi da segnalare al servizio clienti.

In attesa che si possa segnalare alla Carrefour anche l’eventuale presenza nei dintorni dei loro punti vendita di neri ed ebrei, mi astengo dallo spaccargli le vetrine solo per indole nonviolenta, e mi limito a non metterci più piede per il resto dei miei giorni”.

car1

Bene, la carrefour non era sola eh…c’è qualcuno che affitta solo a italiani, c’era Infostrada che invitava ad evitare di abbonare rumeni…..

C’è la crisi e il disoccupato italiano si finge straniero per trovare lavoro

Sentite questa: Come italiano mi dicevano di andare dai miei genitori, come straniero ho ricevuto comprensione

Capito?

Ecco i fatti riportati da fattideuropa.splinder.com.

Arrivare a fingersi straniero per poter trovare lavoro in Italia.

È quanto è accaduto a Davide Fabbri, un quarantenne italiano, residente nella Riviera Romagnola, alle prese con la disoccupazione e una famiglia da mantenere.

“Rimasto senza lavoro, mi sono recato dal sindaco del mio paese, dicendo che ero disposto a fare qualsiasi cosa, dal becchino al giardiniere, visto che un mio amico albanese era appena stato assunto al cimitero” ha raccontato Fabbri.

Rimandato dal Comune alla Regione, tentate tutte le strade anche a Bologna e vistosi chiudere ogni volta le porte in faccia, Fabbri ha deciso di fingersi ungherese: “Tornando negli stessi uffici di collocamento, parlando in un inglese rudimentale, sono stato trattato con grande gentilezza e sono stato rassicurato da tutti che avrei ricevuto aiuto e che un lavoro senz’altro sarebbe venuto fuori” ha raccontato.

“Come italiano mi veniva solo ripetuto che c’era crisi e che facevo meglio a rivolgermi ai miei genitori, invece paradossalmente come straniero ho ricevuto comprensione e incoraggiamento”.

C’è crisi, come canta Bugo…

Nel Veneto tre immigrati su quattro hanno voluto imparare anche il dialetto

VENEZIA (3 febbraio) – Un immigrato su tre in Veneto ritiene che, insieme all’italiano, anche il dialetto dovrebbe essere obbligatoriamente studiato a scuola.

Lo afferma una ricerca dell’istituto Quaeris, svolta su un campione di 600 immigrati residenti nella regione (300 studenti e 300 lavoratori).

Chi lavora pensa che la conoscenza del dialetto veneto sia indispensabile per integrarsi meglio e per conoscere i propri diritti in tema di contratti e sicurezza.

Chi studia guarda alla conoscenza del dialetto come un modo per relazionarsi con i coetanei, ad esempio in discoteca.

Tra i lavoratori stranieri, l’85% ritiene il dialetto utile per il contesto lavorativo e le relazioni nel territorio. Tra i 600 intervistati, il 26% ha affermato di aver “dovuto” imparare la lingua veneta, il 74% di “averla voluta” imparare”.

Da ilgazzettino.it

Dappertutto pluriball per i suoi 50 anni

“In occasione del 50esimo anniversario dalla nascita del pluriball, la compagnia di assicurazioni Confused.com ha “imballato” un’intera via, per la precisione Somerville Road in Worchester, ritenuta tra le più “incidentate” della Gran Bretagna e rinominata per l’occasione “Accident Avenue”.

Da bloguerrilla.it.

Ma Christo che dice?

La suoneria ‘verde’ per cellulari per un Iran libero

Dell’Iran e dei mille modi di comunicare, non solo la ribellione alla dittatura, ne abbiam parlato varie volte: da persepolis 2.0 al numero dei blogger iraniani, poi la cosidetta resistenza digitale,  Neda fino al film sul marketing di Ahmadinejad.

Ora arriva un upgrade: la suoneria per cellulari. Qui la fonte della notizia dove potete trovare anche la canzone intitolata “Ey iran oh terra di tesori”.

Rezzaview scrive [fa]:

Solidarietà e resistenza sono stati fino adesso il segreto della nostra vittoria. Ey iran oh terra di tesori è una canzone stupensa che ricordiamo che noi tutti dobbiamo ricordare. Usiamo le note di tale brano sui cellulari. Nelle scuole, negli uffici, nelle strade e nelle università ascolteremo continuamente questo motivo, e avremo più forza per continuare a perseguire il nostro obiettivo: un Iran libero“.

Si tratta dell’ennesima modo per riuscire a comunicare : se la comunicazione ufficiale è al servizio del potente, non c’è altro da fare che…spremere le meningi e diventare virali.

iran.jpg (500×327)

Qui un bel post sul 31° anniversario della Rivoluzione Islamica che avverrà l’11 febbraio prossimo.

I° Foto da qui.

II° Foto da qui.

Ripensare in un video

Da adsoftheworld.com via pandemia, ecco un video molto carino…il titolo parla da solo:

Rethink scholarship

Il kebab più buono di Milano è in via Giambellino

Mentre il  McDonald’s diventa Etnico, il nostro presidente continua ad alimentare la pancia: ecco l’ennesima dichiarazione fuori dal mondo, anzi da bar.

Invece nell’Italia reale, quella che cambia e  che si vive nel mondo per davvero, si mangia Kebab.

Il blog milanese 02blog.it, attraverso un sondaggio ha nominato il kebab più buono di Milano.

Il migliore kebab di Milano?

L’avete deciso voi, ed è Anatolia Doner Kebab, via Giambellino 15.

” Il negozio di Salman Gozudok è ormai un’istituzione per chi vive e lavora in questa zona di Milano: studenti, operai, puttane, impiegate, grafici, professionisti e spacciatori”.

Primo posto quindi, per Anatolia. Seconda piazza per Euro Doner Kebap, in via Borsieri 28. Nel cuore del quartiere Isola, il rifugio ideale per chi, dopo una birra al Frida, ha quel languorino che a volte sopraggiunge intorno alla mezzanotte. Terza piazza per Pasa Kebap, in via Meda angolo viale Tibaldi…”

Menzioni d’onore anche per Mekan Kebab, viale Troya angolo via Savona e per Imperator Kebab, di cui si dice gran bene e che si trova in corso Buenos Aires, angolo via Palazzi”. 

Pizza o il Kebab?Entrambe…

L’amore odio dei media verso il burqa

Man mano che leggevo l’articolo di Rita Dazzi su Repubblica mi saliva un senso di frustrazione unito a fastidio….cercavo di calmarmi riflettendo sui motivi che hanno spinto la gionalista a scrivere il pezzo in  questione. Ma poi mi tornava la fissa e mi chiedevo se era vero dovere di cronaca.

Poi però fortunatamente, ho letto questo articolo su giornalettismo.com.

La constatazione è per me condivisibile.

Dice:” Ci dev’essere un’attrazione irresistibile e inspiegabile tra il giornalismo italiano e il burqa.

Non appena se ne comincia a parlare in base a qualche fatto di cronaca (ieri il dibattito è tornato d’attualità in Francia), ecco che qualcuno sente la necessità di infilarselo e di fare un giro in città, per scoprire che – ohibò, chissà perché – la gente reagisce in modo strano, esattamente come se ci si travestisse da Batman per andare dal barbiere…Insomma, probabilmente tra i caporedattori e i direttori italiani c’è qualcuno che o è dotato di scarsissima fantasia, oppure è un sadico“.

Ecco, anch’io la penso così: è un pò come affrontare il tema immigrazione parlando della poligamia.

Mi spiego: usare le situazioni border line per fare informazione e su quello creare consenso, mi sembra fuori luogo.

Leggendo l’articolo della Dazzi non ci si può non stupire delle scoperte banali…leggetelo perchè si scopre che una donna completamente velata è trattata come umana, pensa!

Non contenta,la giornalista entra in Duomo…mah?

Ma se deve scrivere un articolo sulle suore, che fa, si veste da suora ed entra in una moschea?

Di dati non ne ho, ma mi chiedo: quante donne useranno il  velo integrale in Italia? Dalla radio ho sentito che in Francia si stimano circa 2000 donne velate, ma la fonte dell’informazione non la so.

Abbiamo bisogno di una legge? O basta quella vigente basta?

Badate bene, non difendo l’uso del velo integrale ma credo che articoli come questo non facciano altro che…portare la Dazzi in prima pagina. Altro?

Semplicemente just do it