Ieri si è parlato molto della sentenza europea in merito al crocefisso in classe. Infatti non ero convinto di parlarne qui, visto che ne parlano un pò tutti i media mainstream.
Ma è arrivato questo commento:” Da oggi combatteremo per la difesa delle tradizioni dell’occidente cristiano! Nessuno può cancellare la nostra cultura, non ci riuscì la rivoluzione francese, la massoneria, il nazismo, il comunismo e non ci riuscirà la marcia europa del capitalismo geopolitico”.
Grazie a questo commento, ho cambiato idea.
Questo nobile pensiero arrivato a questo post, scritto tempo fa, sempre sul tema crocefisso, indubbiamente uno dei simboli dell’Italia bianca e cattolica che viene accompagnata da quella, normodotata, eterosessuale, iperattiva, politicamente moderata…,vedi l’articolo sul marketing xenofobo.
Ma i tempi cambiano. Cambia la Kinder e noi no? Da bambino bianco e meling pot: lo stanno capendo le grandi corporate, ne abbiamo parlato più volte qui, pensiamo alla Tim per esempio.

Non che dobbiamo fare come la Germania che effettivamente sta cambiando le proprie politiche e la propria immagine.

Facciamo un passo indietro: questi i fatti di ieri, riportati brevemente da la Stampa.
Questa volta la querelle viene scatenata da una mamma finlandese, Soile Lautsi: una donna immigrata, cosciente dei propri diritti che non si piega ad ‘”un’antica tradizione“…ma quante altre volte succederà?
Le idee diverse, una sensibilità diversa, capisco che vengano solo da chi è culturalmente diverso: ma forse è chiedere troppo pretendere che anche degli autoctoni italiani siano coscienti di ciò?
Capisco altrettanto la rigidità di certe parti, per esempio la CEI che parla di” sentenza ideologica“, ma mi aspetterei che ci fosse un dibattito serio e non solo giuridico o religioso di parte.
Non che io pretenda di aver ragione, ma credo che questo paese è da trattare e da comunicare come un paese non più monoculturale: come risulta evidente dall’ultimo dossier Caritas sull’immigrazione…siamo un paese che sta cambiando.
Ora dov’è Franceschini con il suo vice Touadì? Come si fa a dire che “un’antica tradizione come il crocefisso non puo’ essere offensiva per nessuno“. E se lo dice il partito che teoricamente è il più laico…

Non è obbligatorio togliere i crocefissi dai luoghi pubblici..ma pretendo una presa di posizione seria e motivata.
Anche questa volta l’Italia se ne va fuori dal tempo: e come diceva Anholt, “l’Italia rischia di passare di moda“.
“Il rischio è quello di fare come la Francia, la cui immagine europea, bianca, cristiana e maschile non è più al passo coi tempi ed esclude, in modo così irreparabile, una tale quantità di persone da suscitare le rivolte delle periferie“.

Leggetevi il dossier caritas che conclude dicendo che” la vera emergenza migratoria è la mancanza di un consistente “pacchetto integrazione” che prepari allo scenario di metà secolo, quando saremo chiamati a convivere con 12 milioni di immigrati, la cui presenza sarà necessaria per il funzionamento del Paese”.
Senza una politica che affermi chiaramente che siamo un paese con più culture, ci saranno sempre più persone che, come Roberto, inneggieranno alla purezza delle razze.
Io con questo non c’entro nulla. Lo dico e senz’altro mi merito un paese più europeo.