Man mano che leggevo l’articolo di Rita Dazzi su Repubblica mi saliva un senso di frustrazione unito a fastidio….cercavo di calmarmi riflettendo sui motivi che hanno spinto la gionalista a scrivere il pezzo in questione. Ma poi mi tornava la fissa e mi chiedevo se era vero dovere di cronaca.
Poi però fortunatamente, ho letto questo articolo su giornalettismo.com.
La constatazione è per me condivisibile.
Dice:” Ci dev’essere un’attrazione irresistibile e inspiegabile tra il giornalismo italiano e il burqa.
Non appena se ne comincia a parlare in base a qualche fatto di cronaca (ieri il dibattito è tornato d’attualità in Francia), ecco che qualcuno sente la necessità di infilarselo e di fare un giro in città, per scoprire che – ohibò, chissà perché – la gente reagisce in modo strano, esattamente come se ci si travestisse da Batman per andare dal barbiere…Insomma, probabilmente tra i caporedattori e i direttori italiani c’è qualcuno che o è dotato di scarsissima fantasia, oppure è un sadico“.
Ecco, anch’io la penso così: è un pò come affrontare il tema immigrazione parlando della poligamia.
Mi spiego: usare le situazioni border line per fare informazione e su quello creare consenso, mi sembra fuori luogo.
Leggendo l’articolo della Dazzi non ci si può non stupire delle scoperte banali…leggetelo perchè si scopre che una donna completamente velata è trattata come umana, pensa!
Non contenta,la giornalista entra in Duomo…mah?
Ma se deve scrivere un articolo sulle suore, che fa, si veste da suora ed entra in una moschea?
Di dati non ne ho, ma mi chiedo: quante donne useranno il velo integrale in Italia? Dalla radio ho sentito che in Francia si stimano circa 2000 donne velate, ma la fonte dell’informazione non la so.
Abbiamo bisogno di una legge? O basta quella vigente basta?
Badate bene, non difendo l’uso del velo integrale ma credo che articoli come questo non facciano altro che…portare la Dazzi in prima pagina. Altro?
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